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Bicchieri vino colorati

40.00 

Bicchieri acqua colorati h.22.25 x 10 cm apertura bicchieri 9.50 cm € 40 confezione da 6 pezzi lavorazione in vetro fornace colori assortiti si possono mettere in lavastoviglie completi di scatola e garanzia.

La caratteristica specifica dei bicchieri vino colorati è il modo con cui solidifica, passa infatti dallo stato liquido del fuso, attraverso aumento di viscosità, alla rigidità del solido che si ottiene ad una temperatura ci 500° C. circa.

In questo intervallo di tempo, detto “intervallo termico di lavorabilità”, il maestro potrà dare la forma all’oggetto ottenendo, poi, un prodotto finito che conserverà la rigidezza dei corpi solidi, ma che manterrà la trasparenza dei liquidi.

Il vetro dei bicchieri vino colorati viene composto per il 70% circa da sabbia e silice che si trasforma in liquido ad una temperatura di 1700°C.Gli strumenti base per fare i bicchieri acqua bianchi con bordo oro confezione che oggi si usano per lavorare il vetro sono gli stessi che si ritrovano nelle storiche incisioni.

Infatti in questa incisione dell’edizione latina dell’Arte Vetraria di Antonio Neri (1668) la figura A viene indicata come forfex italis tagliante dicta, la C come instrumentum italis borsella dictum e la D come borsella da fiori italis, qua vitrum vellicando diversi generi flores vel ornamenta efficiunt, strumenti che i maestri contemporanei ancora oggi usano senza alcuna modifica e che riconoscono con il nome di tagliante, borsela e borsea par vasi.

I legnami più usati per la combustione erano all’inizio, gioco forza, legni prevalentemente indigeni, quali l’ontano ed il salice. Ben presto, tuttavia, la laguna veneta non potè più fornire la necessaria provvista, per cui rivolgersi alla terraferma diventò una necessità.

Nel 1285 una disposizione imponeva l’uso del solo ontano quale legno per la combustione , anche se la parola ontano indicava genericamente tutto il legno da ardere che non fosse di uso domestico. Infatti nei documenti seguenti la dicitura honarius verrà sostituita da lignus selvaticus.

Con il legno come combustibile si è arrivati fino al 1940-50, quando si è passati ad una fusione con un misto di gasolio, per la fusione vera e propria, e legna per il mantenimento della temperatura.

Questo sistema è stato quasi subito abbandonato dall’avvento del gas metano, usato ancor oggi nelle fornaci perché non inquina, permette una fusione al giorno e pertanto, offre una maggior possibilità di produzione.

Molte cose sono cambiate nel corso dei secoli, tuttavia un denominatore comune nella storia della vetraria muranese rimane la lavorazione a mano degli oggetti prodotti e la tradizione che viene tramandata ancora oggi frutto di esperienze di vita vissuta del maestro col vetro, o, come ancora dicono i maestri stessi, frutto di parecchie bruciature che le incarna el mestier. 

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