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Conchiglia Nautilus naturale

50.00 

CONCHIGLIA NAUTILUS NATURALE 20 X 16 CM € 50 DI PRIMA SCELTA.

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Il Nautilus è un organismo marino appartenente al Phylum Mollusca e, più precisamente, all’ordine Nautiloidea. A questo proposito voglio qui ricordare che i cefalopodi si suddividono in due grandi gruppi: i Dibranchiati che a loro volta comprendono i Decapodi (seppie, calamari, ecc..), e gli Ottopodi (polpi, argonauti, ecc..), e i Tetrabranchiati che si suddividono in Ammonoidi (ammoniti ora estinte), e in Nautiloidi. I Nautiloidi sono i cefalopodi più antichi, essi infatti apparvero già nel Cambriano superiore (520 m.a. fa) nell’era Paleozoica o Primaria, con forme primitive caratterizzate da una conchiglia diritta o leggermente ricurva ben diversa dalla forma che noi oggi conosciamo. Poi durante l’era Mesozoica le forme primitive gradualmente si estinsero, ma alcune specie si evolsero in organismi dotati di conchiglie più complesse dalla caratteristica forma a spirale. Allora la vita negli Oceani preistorici era completamente diversa da quell’attuale, ed erano molto comuni i Cefalopodi caratterizzati da concamerazioni presenti nella loro conchiglia, che abitavano solo la parte più esterna della conchiglia stessa, lasciando libera tutta l’altra parte che fungeva da galleggiante. Ciò che diede loro il predominio sui mari, fu lo sviluppo della capacità di realizzare un tipo di galleggiamento che potremmo definire “neutro”, cioè essi avevano raggiunto una densità (peso per unità di volume) praticamente uguale a quella dell’acqua di mare; inoltre svilupparono un apparato capace di estrarre l’acqua dai compartimenti interni della loro conchiglia, e grazie ad un sistema molto particolare di getto idrostatico direzionale potevano spostarsi rapidamente. Semplicemente essi aspiravano l’acqua per poi espellerla in modo repentino e ritmico attraverso un tubicino chiamato iponomio, mantenendo così la loro tipica posizione verticale, grazie ad uno scambio di gas (azoto) e di un liquido tra le varie camere presenti nella loro conchiglia. Questi cefalopodi predatori raggiunsero la loro più grande differenziazione durante i periodi Triassico, Giurassico e Cretaceo (da 225 m.a. /65 m.a.), poi verso la fine di questo periodo il loro numero cominciò a diminuire drasticamente.Attualmente, se ne conoscono solo 5 specie, la più nota è il Nautilus pompilius (Linneo, 1758), considerato a ragione un fossile vivente, perchè come ho citato sopra è l’unico genere sopravvissuto di quei grandi animali che dominarono i mari preistorici (le altre 4 specie di Nautilus sono N. belauensis, N. macromphalus, N. repertus, N. stenomphalus). Questi animali vivono nei mari tropicali della regione Indopacifica ad una profondità che varia tra i 50 e i 650 mt. Ma in certi periodi dell’anno si spostano anche lungo le coste, nuotando in superficie, nutrendosi di crostacei maall’occorrenza anche di pesci morti.Anatomicamente sono formati da un corpo (cefalopodio) costituito da una grossa testa dotata di due grandi occhi prominenti, assenti di cristallino e per questo motivo, essi forse percepiscono solo il cambiamento dell’intensità della luce presente; hanno una novantina di tentacoli filiformi e retrattili, che contengono cellule sensibili alla presenza di sostanze chimiche, adatte alla localizzazione di eventuali prede. Vicino ai tentacoli, posseggono inoltre un rostro corneo simile ad un becco di pappagallo con cui l’animale frantuma le corazze dei crostacei di cui si nutre. In caso di pericolo, il Nautilus si può ritirare dentro la sua conchiglia lasciando esposto solo questo cappuccio corneo, come fosse uno scudo protettivo.Il resto del corpo è caratterizzato dalla presenza di un grosso sacco che contiene gli organi interni (cuore, apparato digestivo, apparato riproduttore, etc.), lo stesso sacco è avvolto dal mantello (lembo di tessuto che secerne la conchiglia); nello spazio tra il sacco e quest’ultimo vi è un’ampia cavità che comunica con l’iponomio, contenente quattro ampie branchie (da qui il nome Tetrabranchiati). Nella cavità sopradescritta vi sono anche i canali di uscita degli apparati digerente e riproduttore. Foto2La riproduzione avviene con l’accoppiamento e la successiva deposizione di alcune uova (una decina), da parte della femmina, a questo proposito voglio ricordare che i sessi sono ben distinti, infatti il maschio è leggermente più grande della femmina, avendo a differenza di quest’ultima un grosso organo chiamato spadice, che serve per introdurre un “pacchetto di sperma” nella cavità del mantello della femmina durante l’accoppiamento. Al momento della schiusa delle uova, i piccoli presentano già le stesse caratteristiche degli adulti e le loro conchiglie sono provviste di setti. Il guscio, o conchiglia, nella quale l’animale vive, è di colore bianco con striature rosso-brune, ha forma conica cava, strettamente avvolta a spirale attorno a se stessa, ed è composta da strati di aragonite (forma cristallina di carbonato di calcio), alternati da strati di una sostanza proteica simile alla composizione delle nostre unghie, che l’animale elabora direttamente dal suo mantello. È suddivisa in più camere che sono connesse da un tubo (sifone), ubicato in posizione centrale rispetto alla conchiglia. Il suo scopo è quello di riempire o svuotare a piacimento le varie concamerazioni di un liquido acquoso chiamato liquido camerale, che fornisce la spinta di cui l’animale necessita per il suo bilanciamento.Una curiosità: i Nautilus preistorici erano di grandi dimensioni e la scoperta dei loro fossili, in passato, non mancava di suscitare meraviglia, incoraggiando la nascita di leggende e di possibili mostri marini. Inoltre, lo stesso nome è stato dato da Jules Verne al mitico battello sottomarino guidato dal Capitano Nemo, nel suo famoso romanzo 20000 Leghe sotto i Mari, scritto nel 1869/70.Queste creature così leggiadre e antiche, purtroppo a tutto oggi sono pescate illegalmente per le loro conchiglie che sono utilizzate o come soprammobili oppure vendute nei vari mercatini ai collezionisti di conchiglie. Servirebbero a questo proposito delle leggi a tutela della specie atte ad impedire la loro cattura, in modo da garantirne la sopravvivenza per altre centinaia di milioni di anni. Sono produttori anche di perle poco pregiate dette coque de perle

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